La Mostra Dante. La visione dellarte”

La Mostra “Dante. La visione dell’arte” è un’esposizione grandiosa. Allestita ai Musei San Domenico di Forlì è tutta dedicata al Sommo Poeta per celebrare i 700 anni dalla sua morte. Nel bellissimo complesso espositivo va in scena un racconto unico che si sviluppa dal Duecento fino al Novecento attraverso le opere dei più grandi artisti: Cimabue, Giotto, Beato Angelico, Michelangelo, Tintoretto, Casorati, Fontana, Picasso, solo per citarne alcuni. Nato dalla collaborazione del Direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze, Eike Schmidt e dal Direttore delle grandi mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, Gianfranco Brunelli, il progetto è stato curato dal prof. Antonio Paolucci e dal prof. Fernando Mazzocca. 

Un’esposizione di capolavori

Moltissime le opere, più di 300, tra cui dipinti, disegni, manoscritti antichi, codici miniati, incisioni e sculture, provenienti da alcuni dei più importanti musei al mondo. Un notevole numero di opere proviene dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze, ma ci sono anche i Musei Vaticani, la Galleria Borghese, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ed altri ancora. La mostra è un vero e proprio viaggio nell’arte attraverso i secoli, alla scoperta di Dante e della sua “Commedia”.

Il percorso della mostra

Il percorso della mostra procede come un racconto illustrato, scandito da diverse tappe, 18 sezioni, dove la figura di Dante e le sue opere, in particolare la Divina Commedia, sono messe in relazione con le opere dei più grandi artisti. Molti coloro che si sono misurati con le tematiche dantesche e che hanno cercato di rappresentare la forza delle sue visioni. Prendetevi del tempo per osservare ed ammirare le opere d’arte presenti, ognuna delle quali meriterebbe una narrazione a parte. Il bello però è proprio questo, trovarsi in mezzo a tutti questi grandi capolavori e rimanerne quasi frastornati con un effetto da capogiro. Siete pronti a viaggiare nell’universo dantesco?

Il tema del Giudizio universale

Tutto inizia dal “Giudizio universale” perché è proprio da questo tema che tutto si dipana, è proprio da qui che il viaggio visionario di Dante nei tre regni dell’aldilà diventa racconto di salvezza. L’ispirazione dantesca deve molto alla tradizione figurativa e all’iconografia medievale, basti pensare ai mosaici, ai bassorilievi e agli affreschi del periodo. Se Dante attinge all’arte per dar vita al suo “visibile parlare”, l’arte deve moltissimo al poema dantesco e saranno in molti a citarlo nelle loro opere come ad esempio Luca Signorelli a Orvieto, Raffaello nelle Stanze Vaticane e naturalmente Michelangelo nel suo Giudizio universale della Cappella Sistina.

Nella prima sala troviamo alcuni esempi di questa tematica in alcune opere che sono dei capolavori straordinari di artisti come: Giotto, Beato Angelico, Domenico Beccafumi, Guido Reni e Marcello Venusti che restituisce su tavola l’episodio di Caronte tratto da Michelangelo. 

Mettetevi al centro della sala e guardatevi intorno, è veramente una visione spettacolare. Qual è l’opera che più vi colpisce? Tutte direte voi e con ragione, ma io sono rimasta affascinata in particolare da Domenico Beccafumi, con lopera “San Michele arcangelo scaccia gli angeli ribelli”. Nella pala vediamo un Dio infuriato, con un manto rosso acceso e il globo terrestre nella mano, che ordina la cacciata degli angeli ribelli. Una scena molto suggestiva, quasi teatrale, dove San Michele con la spada sguainata sembra essere sospeso in bilico sopra un enorme mostro, la restituzione visiva del regno infernale.  

Ritratti di Dante

In fondo a questa grande sala, nell’abside, sono esposti alcuni importanti Codici miniati e le più antiche edizioni della “Commedia”. Molto belli anche i ritratti del poeta, fra tutti spicca quello di Andrea del Castagno, dal Ciclo degli uomini e donne illustri. Si tratta di un   affresco staccato e trasportato su tela, del 1450 circa, proveniente dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze. Da questo punto in poi inizia un vero e proprio viaggio nell’arte che ci farà scoprire la fortuna legata alla leggenda di Dante e della sua “Commedia”, leggenda che crescerà sempre di più nel corso del tempo.

Il racconto della mostra. “La narrazione dantesca”

Il percorso della Mostra “Dante. La visione dell’arte” si sviluppa in molte sezioni, ognuna dedicata ai vari periodi e alla fama che il poeta acquistò nel tempo. Dalla stagione rinascimentale si passa a quella neoclassica e preromantica fino alle rappresentazioni romantiche e quelle del Novecento. Molti gli esempi illustri di artisti che riuscirono a dare corpo e forma alla Commedia con le loro raffigurazioni dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso. Molte le figure e gli episodi che attirarono il loro interesse come la figura di Beatrice, quelle del conte Ugolino e di Farinata degli Uberti e l’episodio di Paolo e Francesca e molti altri ancora. Il finale è tutto  dedicato al XXXIII canto del Paradiso.

Raccontare questa mostra non è semplice vista la quantità e la ricchezza di contenuti e dei molti riferimenti artistici e letterari. Vi lascio quindi le mie impressioni su alcune sale ed alcune figure della narrazione dantesca che mi hanno colpito in maniera particolare.

Sala dedicata alla grafica.

La Sala dedicata alla grafica e alle illustrazioni della Divina Commedia è dominata sullo sfondo dalla bellissima opera di Giulio Aristide Sartorio, dal titolo: “La Morte”. Si tratta di una parte del grande Ciclo decorativo, intitolato “Il Poema della vita umana”, realizzato per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia del 1907.  Un vero capolavoro della pittura simbolista italiana reso in maniera molto suggestiva, che raffigura una visione tragica dell’esistenza umana, dalla nascita fino alla morte, dove va in scena la rappresentazione della “umana commedia”

 

L’illustrazione della Divina Commedia

La raffigurazione della Divina Commedia viene presentata in questa sezione con molte opere, dai primi manoscritti ai codici miniati, di cui l’ultima edizione illustrata è di fine ‘500. Il passaggio dal disegno all’incisione, in rame e in legno, portò nuova forza alle illustrazioni, in particolare con autori come Heinrich Füssli e William Blake fino ad arrivare al più importante illustratore della Divina Commedia: Gustave Dorè. In questa sala sono moltissimi gli esempi di incisioni ed illustrazioni, dove ogni artista riuscì a cogliere aspetti profondi di episodi e personaggi danteschi.

L’Inferno dantesco. Gli episodi e le figure indimenticabili.

“Di canto in canto” è il racconto a cui è dedicato tutto il primo piano del complesso museale. In queste sale siamo trasportati in una visione ultraterrena nelle tre cantiche dantesche: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Qui troviamo le figure ed i personaggi più raffigurati e gli episodi più conosciuti della Divina Commedia, molti dei quali resi toccanti e suggestivi dalle rappresentazioni di grandi pittori e scultori. Paolo e Francesca, Farinata degli Uberti, Il Conte Ugolino sono gli episodi più rappresentati e sono quelli che più sono rimasti nell’immaginario collettivo.  

Paolo e Francesca

Nella zona dedicata all’Inferno lo spazio che più colpisce è quello dedicato all’episodio di Paolo e Francesca. I due innamorati sono diventati nel tempo i protagonisti di una vera e propria “mitologia moderna”. Fra le molte opere troviamo anche un capolavoro del simbolismo: Il Sogno, di Gaetano Previati. Un dipinto che brilla attraverso le vibrazioni dei colori e sembra dar corpo e forma all’eterno abbraccio dei due amanti. Davanti al dipinto sembra quasi di percepire la forza dell’amore incontenibile che legò Paolo e Francesca, una forza che li unì per sempre nel vortice infernale. 

Farinata degli Uberti

Un’altra figura che rimane impressa durante il percorso è il fiero Farinata degli Uberti, in particolare quello rappresentato nella scultura monumentale di Carlo Fontana. La statua, di una potenza plastica straordinaria, si erge davanti a noi nella sua superba fierezza e sembra quasi di sentire i versi di Dante: “Vedi la Farinata che s’è dritto: / da cintola in sù tutto ‘l vedrai”. Di cerchio in cerchio l’Inferno si alimenta di visioni terribili, un mondo pauroso, fatto di “Demoni e Mostri”, fino alla rappresentazione agghiacciante del Lucifero, di Franz von Stuck.

Il Purgatorio e il Paradiso.

Dall’atmosfera drammatica e terribile dell’Inferno si passa a quella rarefatta e sospesa, “di luce e di nebbia”, del Purgatorio. Tutto si svolge su un piano più intenso, esistenziale. Questo è il luogo delle apparizioni, importante qui il ruolo della donna, rappresentato soprattutto dalle figure di Matelda e Beatrice, ma anche dalla nobildonna Pia de’ Tolomei.

Le apparizioni: Matelda e Beatrice

L’apparizione di Matelda è simbolo dell’umana condizione prima del peccato originale. In questa sezione mi ha colpito molto l’opera simbolista di Albert Maignan, “Dante incontra Matelda”. Una figura luminosa, Matelda, è immersa nella natura idilliaca del Paradiso terrestre. L’apparizione prepara Dante all’incontro con Beatrice. Questo dipinto è di una bellezza travolgente, mi sono fermata ad osservarlo più volte, sembra quasi di essere catturati all’interno di un paesaggio naturale meraviglioso e rigoglioso: il giardino dell’Eden.  Dante colloca questo luogo, quasi incantato, sulla sommità del monte del Purgatorio. Il Purgatorio diventa così luogo di purificazione e introduce al Paradiso, e qui Dante incontra Matelda e la sua amata Beatrice. Bellissima la Beatrice di Dante  Gabriel Rossetti, presente in mostra nella sezione dedicata ai preraffaeliti. 

“La Visione del Paradiso”

Le sale dedicate al Paradiso sono ricchissime, molti i capolavori di diversi artisti: Cimabue, Giotto, Guido Reni, Gaetano Previati, solo per citarne alcuni. Immergetevi lentamente in questi spazi, prendetevi del tempo, ogni opera e ogni rappresentazione sono qui un omaggio alla storia dell’arte e della bellezza. 

Ultima sala, “la visione dell’invisibile”. XXXIII Canto del Paradiso

All’ultimo canto dell’ultima cantica del Paradiso è dedicata l’ultima sala. In questo spazio, a conclusione del viaggio, troviamo dei capolavori eccezionali di artisti come Luca Signorelli, Lorenzo Lotto e la “visione del Paradiso” di Tintoretto. Dopo la guida di Virgilio e Beatrice ora Dante è con San Bernardo. Siamo arrivati all’Empireo, nel luogo più alto, al cospetto della Vergine, dei Santi, dei Beati e di Dio. Arrivati qui, nell’ultima sala, ci si sente un po’ storditi, la mostra è veramente molto ricca di contenuti, di opere, di sezioni dedicate al mito di Dante. Seguendo il percorso possiamo scoprire la figura del poeta e della sua Commedia da diverse angolazioni e ci ritroviamo con lui trasportati nel suo mondo visionario. 

“L’Amor che move il sole e l’altre stelle”

Vi posso assicurare però che arrivati all’ultima sala vi verrà quasi voglia di tornare indietro per rivedere alcune opere, per soffermarvi un po’ di più su alcuni dettagli, per incantarvi ancora davanti ai molti capolavori presenti. Questa mostra non è solo un omaggio a Dante, alla sua opera, al suo valore culturale e civile, ma a tutta la storia dell’arte. Siete pronti a scoprire il mito di Dante come non lo avete mai visto né sentito raccontare?

Informazioni sulla mostra 

La mostra “Dante. La visione dell’arte” a Forlì rimarrà aperta fino all’11 luglio, tutti i giorni dalle 9.30 alle 20.00. Per informazioni sulla sede espositiva, i prezzi, le visite guidate, gli eventi collegati e le prenotazioni potete visitare la pagina dedicata: Mostra Dante 

Un’altra bellissima Mostra che ho visitato ai Musei San Domenico a Forlì è stata: Mostra Ulisse 

 

 

 

 

 

 

 

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