Vagando dentro un’opera di Escher

La bella Mostra, dedicata a Maurits Cornelis Escher, al “Salone degli Incanti” di Trieste, è stata l’ultima che ho potuto vedere prima del lockdown. La situazione paradossale della realtà in cui ci siamo ritrovati durante la chiusura forzata ha avuto su di me un effetto spiazzante. Vi racconto la Mostra di Escher perché è stata molto particolare e in un certo senso rivelatrice di qualcosa di inaspettato che, nel mio caso, avrebbe avuto un seguito proprio dopo l’esperienza del lockdown. In quella situazione assurda e completamente inaspettata, sono stata costretta a cercare di attivare la mia creatività. Posso dire che vagando dentro un’opera di Escher, la mia mente si è aperta a nuove possibilità.

Il mondo dei paradossi

L’universo di Escher, grafico e incisore olandese, è una visione irrazionale della realtà, che fa coesistere diversi mondi, l’uno nell’altro, in un infinito rimando. Gli inganni della percezione, che proviamo guardando le sue opere, portano in uno spazio assurdo, obbligando la mente a giocare con le varie possibilità. Geometrie e “tassellature” infinite creano effetti ottici molto stranianti. Effetti che rappresentavano, in quel periodo, il riflesso delle inquietudini e delle incertezze derivanti dalle teorie scientifiche dell’epoca. Escher chiamò quel sentimento di disagio,  “il senso di vuoto”.

Il limite dell’infinito

Questo artista, così unico nel suo genere, trovò spunti nell’arte a lui contemporanea ma anche in quella del passato. Egli anticipò alcuni elementi essenziali di correnti artistiche come surrealismo e optical art. Tra gli anni ’20 e ’30 viaggiò in Spagna, Italia e Svizzera, tornando poi in Olanda. Fu a contatto con le nuove teorie scientifiche dell’epoca e affascinato dalle leggi della geometria e della matematica. Il grande fisico Stephen Hawking citò proprio le sue geometrie assurde, come possibili modelli rappresentativi della “teoria del tutto”. L’incisione, “Angeli e Diavoli. Limite del Cerchio IV”, del 1941, con angeli e diavoli proiettati all’infinito in uno spazio iperbolico, può esserne un esempio.  

Il paradosso della realtà

Le opere di Escher, creazioni di spazi assurdi e impossibili, non hanno punti di riferimento. Davanti a queste sperimentazioni si provano per prima cosa, stupore e curiosità, poi disorientamento. L’effetto del paradosso é proprio questo, riesce a spiazzare la mente, annientando la razionalità. La sensazione di instabilità obbliga a rivedere le certezze, a pensare in maniera diversa, a giocare con le varie possibilità. Questo è quello che succede anche nelle situazioni paradossali della realtà ed è proprio quello che è successo anche a me durante la chiusura forzata. 

Relatività. Uno stato d’animo e uno stato mentale

I primi giorni di lockdown ho avuto l’impressione di vivere proprio dentro un quadro di Escher. In particolare l’opera, “Relatività”, del 1953. Andavo anch’io su e giù per le scale, mi muovevo meccanicamente, non capivo bene lo spazio e il tempo delle cose. Interessante come un dipinto riesca a rappresentare in certe situazioni uno stato d’animo o uno stato mentale. Alcuni disegni e studi della Mostra di Escher mi sono tornati in mente più volte durante il lockdown come se fossero collegati alle mie sensazioni reali.

“Solo coloro che tentano l’assurdo raggiungeranno l’impossibile”. Escher

Non solo l’ambiguità delle opere di Escher ma anche il significato delle stesse mi hanno fatto riflettere su alcuni aspetti profondi della realtà data per scontata. La sospensione degli automatismi mentali, infatti, tende ad aprire la strada a possibilità alternative, a volte inaspettate. Una situazione paradossale, come quella che abbiamo vissuto, fa ragionare ed agire in maniera diversa. Il mio progetto dedicato all’arte, a cui pensavo da molto tempo, ha avuto inizio così, dalle possibilità che si sono manifestate proprio in una situazione paradossale e dalle idee che si sono svelate vagando dentro un’opera di Escher.

Altre immagini le potete trovare a questo link: Mostra Escher

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