Mostra  “Surrealismo e magia. La modernità incantata” 

Collezione Peggy Guggenheim di Venezia

La Mostra “Surrealismo e magia. La modernità incantata”, presso la Guggenheim Collection, è curata da Gražina Subelytė e nasce in collaborazione con il Museum Barberini di Postdam, dove si trasferirà in autunno. L’esposizione prende in esame il Surrealismo nel suo insieme mettendo in evidenza soprattutto il particolare interesse di molti esponenti del gruppo per le scienze occulte, le arti magiche e l’esoterismo. Le opere esposte sono molteplici, provenienti da numerosi Musei Internazionali, collezioni private e naturalmente dalla stessa Collezione Guggenheim.  

magritte magia nera
René Magritte, La magia nera, 1945

I protagonisti della mostra

Molti furono gli esponenti di questo variegato movimento artistico. In mostra sono presenti lavori di Max Ernst, Kurt Seligmann, Victor Brauner, Paul Delvaux, René Magritte, Yves Tanguy, Salvador Dalì e altri ancora. Le sale più affascinanti però sono quelle dedicate alle artiste surrealiste, tra le altre Leonora Carrington, Remedios Varo, Leonor Fini, Dorothea Tanning e Kay Sage. Peggy Guggenheim, collezionista instancabile, fu molto legata a questi artisti e artiste in particolar modo a due dei più importanti esponenti di questo movimento, André Breton e Max Ernst.

Max Ernst, l?europa dopo la pioggia II
Max Ernst, L’Europa dopo la pioggia II, 1940-42

“Manifesto del Surrealismo”

Il teorico del movimento fu il poeta André Breton che nel 1924 scrisse il “Manifesto del Surrealismo”. Questa corrente letteraria ed artistica accolse tra le sue fila molti artisti e artiste di diversa provenienza. Un comune intento li legò profondamente fin dall’inizio, quello di ribellarsi ai valori predominanti e soprattutto al credo assoluto nella razionalità. Dopo i disastri delle Prima guerra mondiale, in un’epoca di profonde trasformazioni, i Surrealisti sentirono l’esigenza di proporre attraverso l’arte una diversa “visione del mondo”, un modo di pensare nuovo e al di fuori da qualsiasi schema convenzionale, una vera e propria “filosofia di vita” alternativa. Alcuni elementi fondamentali caratterizzarono la nascita e lo sviluppo di questo variegato movimento artistico. Cercherò di riassumerli brevemente prima di introdurvi nel percorso di questa straordinaria mostra.

Mostra Surrealismo e magia
Giorgio de Chirico, Il cervello del bambino, 1914

-Sogno, inconscio e irrazionale

Il Surrealismo nacque sulle ceneri di un’altra corrente artistica del primo Novecento, breve ma molto dirompente, il Dadaismo. Elementi come la casualità, l’irrazionale e l’ironia provocatoria tipici dei Dadaisti divennero essenziali anche per i Surrealisti. Un artista che li affascinò molto fu Giorgio De Chirico che con la sua pittura Metafisica fu considerato quasi un anticipatore delle istanze surrealiste. Le teorie freudiane riuscirono a dare un’ulteriore spinta molto potente alla ricerca espressiva di questi artisti aprendo la strada alla dimensione onirica e alle profondità dell’inconscio. Per loro larte diventò il mezzo per accedere all’interiorità e liberare l’immaginazione. Sogni, allucinazioni, elementi casuali diventarono parte integrante di un linguaggio espressivo autonomo e l’artista assunse il ruolo importante di “veggente o mago”. Nell’opera di Victor Brauner, “Il Surrealista” del 1947, l’artista è rappresentato come il Bagatto dei Tarocchi, il potente mago simbolo di creatività e originalità.  

Viktor Brauner, Il Surrealista
Victor Brauner, Il Surrealista, 1947

-Magia, occulto e alchimia

Sogno, inconscio e irrazionale divennero parti basilari dell’universo surrealista, ma il forte fascino di questa mostra è di aver concentrato l’attenzione su un aspetto ancora poco indagato e cioè l’interesse di questi artisti per la dimensione magica e per le scienze occulte, così come per l’alchimia e l’esoterismo. Arte e alchimia condividevano, secondo il pittore Kurt Seligmann, le stesse “capacità illusionistiche”, come scrisse nel suo libro “Lo specchio della magia” del 1948. Entrambe, infatti, avevano la facoltà di liberare l’immaginazione da qualsiasi vincolo per creare mondi e dimensioni fantastiche. L’opera esposta di Seligmann, “L’alchimia della pittura” del 1955, mostra l’artista come un mago con la bacchetta in mano, in questo caso un artista/alchimista.

Kurt Seligmann, L'alchimia della pittura
Kurt Seligmann, L’alchimia della pittura, 1955

Percorso della mostra Surrealismo e Magia

Fu con il secondo manifesto Surrealista del 1929 che l’interesse di questi artisti per la magia, l’alchimia e l’occulto divenne dominante. Le opere esposte raccontano gli sviluppi del movimento e la crescita dell’interesse per le scienze occulte. Nel percorso della mostra molti sono i riferimenti simbolici esoterici, descritti e raccontati nelle schede introduttive e nelle didascalie. Svariati sono anche i testi e gli studi, citati o esposti, che furono essenziali per i Surrealisti. Uno dei più importanti fu sicuramente il libro di Émile-Jules Grillot de Givry, “Il tesoro delle scienze occulte. Il mondo della stregoneria, della magia, dell’alchimia” del 1929. Lasciamoci però trasportare lungo questo meraviglioso viaggio dalle straordinarie opere di questi artisti e artiste che hanno dato vita a dimensioni fantastiche e suggestive, dove “l’invisibile riesce a coesistere con il visibile”. 

Max Ernst-Loplop e Leonora Carrington
Max Ernst, dettaglio, Loplop e Leonora Carrington di spalle

Unione alchemica di elementi

Ora siamo pronti ad esplorare la dimensione “incantata” di questa mostra, un universo nascosto e a volte misterioso. Il racconto inizia proprio da due opere di una bellezza stupefacente e che sono tra loro complementari: la prima è “Il ritratto di Max Ernst” di Leonora Carrington del 1939 e la seconda è “La vestizione della sposa” di Max Ernst del 1940. I due artisti si conobbero nel 1937, Leonora aveva 19 anni e lui 46, per entrambi fu un’attrazione irresistibile. I due si innamorarono e si trasferirono a Parigi e rimasero insieme fino al 1940, fu un’unione quasi “alchemica”. Leonora Carrington rimase subito affascinata dall’immaginario surrealista già nel 1936 quando visitò la prima Esposizione Internazionale dei Surrealisti a Londra e sentì che quell’universo così legato ai sogni e alla fantasia rispecchiava perfettamente la sua indole visionaria. 

Leonora Carrington, Ritratto di Max Ernst
Leonora Carrington, Ritratto di Max Ernst, ca.1939

Il cammino iniziatico

Nel ritratto di Max Ernst la Carrington rappresenta l’artista con un vestito di piume rosse a coda di pesce che cammina su una coltre ghiacciata e tiene in mano una lanterna. Qui troviamo la rappresentazione dell’artista come L’Eremita dei Tarocchi, l’uomo saggio che intraprende la via del sapere e dell’iniziazione. Sullo sfondo del dipinto la Carrington si ritrae come un cavallo bianco di ghiaccio, un altro piccolo cavallo si scorge anche nella lanterna, è proprio Leonora che guida il suo compagno lungo il cammino iniziatico. Il cavallo bianco è l’alter ego dell’artista, un animale da cui fu sempre affascinata, fin da piccola. L’unione alchemica degli elementi la ritroviamo nei colori, il rosso e il bianco, ma anche nel ghiaccio e nell’acqua. Il dipinto è magnetico e si viene catapultati all’interno di un mondo visionario molto seducente.

Max Ernst, La vestizione della sposa
Max Ernst, La vestizione della sposa, 1940

Rituale magico e misterioso 

Esattamente un anno dopo Max Ernst dipinse “La Vestizione della sposa” e molto probabilmente lo fece proprio dedicandolo a Leonora. La sposa nel dipinto è una figura di donna sovrastata da un mantello piumato rosso, con una grande testa di uccello. Loplop è un uccello magico, quello che Max Ernst scelse come alter ego e che inserì in molti dei suoi dipinti. I riferimenti all’alchimia degli elementi e i richiami iconografici alla pittura nordica sono diversi, ma quello che colpisce di più è la bellezza sconcertante dell’insieme. Figure enigmatiche e fantastiche, esseri ibridi e piccoli mostriciattoli popolano la scena dando vita ad una rappresentazione di un rituale a noi sconosciuto, magico e misterioso che cattura e meraviglia allo stesso tempo.  

Mostra Surrealismo e magia
Paul Delvaux, Il richiamo della notte, 1938

La visione della donna nel Surrealismo

Le sale successive racchiudono una serie di opere dedicate alla raffigurazione della donna. “Esseri magici” sono definite le donne nella scheda introduttiva e in effetti ci troviamo di fronte a creature mitologiche e fantastiche che sembrano provenire da un mondo immaginario in cui tutto è possibile. Interessante è la diversa concezione che ne hanno le artiste surrealiste a differenza dei loro colleghi. Nonostante il sostegno del Surrealismo per una “emancipazione femminile” di cui lo stesso Breton auspicava l’avvento, i pittori surrealisti rimasero legati a stereotipi convenzionali di una donna evocata come “musa ispiratrice, madre natura o dea della fertilità”, come possiamo notare nell’opera di Paul Delvaux “Il richiamo della notte” del 1938. 

Leonor Fini, La fine del mondo
Leonor Fini, La fine del mondo, 1949

Donna “angelica o mostruosa”

Ben diversa è la definizione della donna nella visione delle artiste surrealiste come Leonor Fini e Dorothea Tanning. La donna è rappresentata come una forza autonoma, protagonista essa stessa di una storia magica o mitologica, come ad esempio nel dipinto “La fine del mondo” di Leonor Fini. La figura di donna dalle fattezze angeliche ma anche mostruose è profondamente legata al regno naturale, sia animale che vegetale. I suoi poteri sono magici e la rendono libera di immaginare, di agire e di creare mondi incantati. Il dipinto “Il gioco magico dei fiori” del 1941, di Dorothea Tanning rappresenta in maniera perfetta questa visione di donna innocente e acerba, quasi indifesa, ma allo stesso tempo minacciosa, arrivando nell’opera ad un risultato estetico dal fascino seducente.

Dorothea Tanning, Il gioco magico dei fiori
Dorothea Tanning, Il gioco magico dei fiori, 1941

Leonora Carrington e Remedios Varo

Siamo arrivati alle sale dedicate a due delle artiste surrealiste che più mi hanno colpito: Leonora Carrington e Remedios Varo. “Amabili streghe” è un bellissimo libro che ho acquistato appena uscita dalla mostra presso il Book Shop del museo, rimanendone “stregata”. Il libro, di Pina Varriale e Serena Montesarchio, racconta la storia di queste due artiste, esperte di arti occulte ed esoterismo. Leggendolo ho scoperto due donne formidabili con una forza e una volontà fuori dal comune. Non si arresero mai, ebbero sempre fiducia in loro stesse e furono convinte dei loro sogni e del loro talento, riuscendo a raggiungere una loro dimensione artistica, unica e originale. Due donne eccezionali che, cresciute in ambienti ostili, riuscirono attraverso le loro opere a dimostrare che l’arte, la capacità creativa e le doti di ingegno sono valori universali e possono essere espressione di tutti gli esseri umani senza nessuna distinzione.  

Leonora Carrington

Come raccontano le autrici del libro Leonora è una bambina molto vivace, la sua fantasia viene nutrita di storie e racconti favolosi legati alle leggende celtiche, la mamma e la nonna sono di origini irlandesi. Si tratta di un mondo pieno di esseri fantastici, popolato dalle fate e intimamente legato agli elementi e alle forze della natura. Leonora si sente parte di questo mondo, si sente come la regina delle fate, anche lei è una creatura magica e possiede le ali per volare. Questa dimensione fantastica rimarrà sempre con lei e sarà costantemente presente sia nei suoi racconti che nei suoi dipinti. 1

Leonora Carrington, La sedia
Leonora Carrington, La sedia. DagdaTúatha Dé Danann, 1955

Le opere esposte in mostra rappresentano il forte fascino che la magia e il simbolismo occulto ebbero su quest’artista, diventando ancora più intenso dopo l’incontro con i Surrealisti e in particolare con Max Ernst. I dipinti fanno riferimento a divinità mitologiche, a simboli cosmici e alchemici come nel quadro “La sedia” del 1955. Altri rappresentano rituali magici o scene della tradizione popolare.

Leonora Carrington, La cucina aromatica di nonna Moorhead
Leonora Carrington, La cucina aromatica di nonna Moorhead, 1975

Un posto centrale nell’immaginario della Carrington lo ha sicuramente l’operare in cucina, che per lei è molto simile all’atto del dipingere. Le piace stare in cucina e prepara intrugli di ogni tipo. Il dipinto “La cucina aromatica di nonna Moorhead” del 1975, lo dedica alla nonna materna, colei che le aveva svelato la sua discendenza di fata. Un’opera meravigliosa, dove una grande oca bianca troneggia al centro del quadro mentre figure misteriose intorno a lei preparano gli elementi. Sul tavolo verdure, aglio, una rosa, sul pavimento il cerchio magico, sulla sinistra nell’oscurità della porta s’intravede una figura e una luce, è forse una fata o la luce di una stella?  

mostra sutrrealismo e magia

Remedios Varo

Nel libro “Amabili streghe” le autrici raccontano che le streghe in cucina però sono due, una è Leonora Carrington, l’altra è Remedios Varo. Le fantasiose ricette che Remedios Varo inventa di sana pianta sono frutto di un’immaginazione sfrenata combinata con la volontà di stravolgere ciò che risulta normale. Le sue ricette sono le più assurde e seguono il modus operandi tipico dei Surrealisti: casualità, irrazionale, humor nero e per finire riti scaramantici. Le due artiste si conoscono a Parigi e quando si ritrovano in Messico diventano amiche inseparabili. Anche Remedios fin da bambina è attratta da ciò che è nascosto e inspiegabile. Cresce in un piccolo villaggio medievale e sente i racconti popolari di leggende, mostri e incantesimi. La dimensione fantastica sarà sempre legata, grazie all’educazione del padre, all’interesse per un’attenta indagine scientifica della realtà. Nelle sue opere saranno sempre presenti entrambi questi elementi.2

Remedios Varo, I tre destini,
Remedios Varo, I tre destini, 1956

Nell’opera “I tre destini” del 1956, esposta in mostra, l’artista rappresenta l’idea universale dell’intreccio dei destini umani. Tre monaci sono seduti in tre torri diverse, uno dipinge, uno scrive e uno beve del vino, nessuno dei tre sa degli altri. Un fuso trasparente, sospeso al centro delle architetture, intreccia i fili delle loro esistenze collegandoli ad una stella. Destini apparentemente diversi potrebbero per l’artista intrecciarsi in qualche modo e portare alla stessa destinazione. Proprio come era successo a lei che aveva ritrovato Leonora. La vita le aveva provate entrambe ma il destino le aveva condotte insieme in un mondo meraviglioso.   

Salvador Dalì, Idillio melanconico atomico e uranico
Salvador Dalì, Idillio melanconico atomico e uranico, 1945

Scenari sospesi

L’ultima sezione della mostra è dedicata a opere surrealiste degli anni ’40 e ’50. I riferimenti sono sia l’inconscio che il soprannaturale, ma in questi paesaggi onirici e spettrali, a volte carichi di angoscia, si racchiude tutta la disperazione del periodo storico che gli artisti stavano attraversando, riflettendo nei loro lavori una terribile realtà. L’opera di Salvador Dalì “Idillio melanconico onirico e uranico” del 1945 evoca proprio un paesaggio onirico da “incubo”. Comunica un forte messaggio di disperazione per la catastrofe dell’attacco nucleare a Hiroshima e Nagasaki che risuona nell’orrore del volto dipinto sul bordo a sinistra del quadro. Un grido disperato che colpisce come un pugno allo stomaco per l’assurdità della guerra, frutto della follia umana.  

mostra surrealismo e magia
Yves Tanguy, La paura, 1949

Un’altra opera toccante e allo stesso tempo inquietante è “La paura” di Yves Tanguy del 1949. Nel dipinto vediamo un mondo spettrale dove si stagliano delle lance acuminate. Avvicinandosi e allontanandosi dal quadro si avverte una sensazione di pericolo. Lo sguardo è catturato dalla zona rossa centrale, ma si fatica a soffermarvisi per effetto del paesaggio minaccioso in primo piano. Anche Tanguy fu molto attratto dal mondo della magia e dalla mitologia, in particolare nei suoi lavori si ispirò a leggende celtiche e creò paesaggi soprannaturali dalla conformazione particolare.

Kay Sage, Domani è mai
Kay Sage, Domani è mai, 1955

Concludo questo mio racconto della visita alla mostra Surrealismo e Magia con il dipinto “Domani è mai” di Kay Sage, del 1955. In particolare, mi ha colpito l’impressione di tristezza e solitudine che comunica l’opera, oltre ad una profonda sensazione di spaesamento. Il dipinto fu eseguito dall’artista dopo la morte del marito Yves Tanguy. Le figure spettrali a drappi, che si contorcono dentro le impalcature sospese tra le nuvole, sembrano prigioniere di un’altra dimensione. Le architetture fantastiche di Kay Sage trasportano in un mondo visionario quasi soprannaturale, rendendo perfettamente l’idea di cosa significhi una realtà “surreale”. 

Allestimento e sale

L’allestimento della mostra è impeccabile e molto ben studiato, così come tutto l’apparato descrittivo e didascalico, ricchissimo di informazioni. Tante sono le indicazioni sui molteplici testi che furono fondamentali per i Surrealisti, alcuni sono esposti, altri citati, si trovano comunque tutti indicati nella ricca bibliografia del bellissimo catalogo. Le sale dedicate a Leonora Carrington, completamente rosse, colpiscono particolarmente e creano un’atmosfera magica. Il percorso è coinvolgente e di sala in sala lo stupore e la meraviglia aumentano sempre più. Alla fine forse vi verrà voglia di tornare indietro, come ho fatto io, per ammirare ancora per un attimo qualche capolavoro. Usciti dall’esposizione, nel giardino delle sculture, concedetevi una pausa ma non mancate di visitare anche gli spazi della collezione che sono stati riallestiti proprio per l’occasione.

collezione guggenheim sale

Una mostra imperdibile

La mostra “Surrealismo e Magia” è veramente una tra le più belle che io abbia visto negli ultimi anni. Prima mostra Internazionale che affronta l’interesse dei Surrealisti per il mondo dell’occulto, della magia e dell’esoterismo. La tematica è affascinante e le opere esposte, in particolare quelle delle artiste surrealiste mi hanno incantato e sbalordito, facendomi scoprire un mondo che non conoscevo. Ho apprezzato moltissimo anche le iniziative proposte dalla Collezione Guggenheim in fase di preparazione dell’evento e anche successive all’apertura della mostra. Una di queste, a cui ho avuto il piacere di partecipare, è stata “Arte e Rinascita”, una serie di incontri-corso online molto interessanti e ricchi di spunti di riflessione, dedicati non solo al Surrealismo, ma ai movimenti artistici più rivoluzionari del ‘900.

Informazioni

La mostra è aperta fino al 26 settembre, tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00, tranne il martedì. La prenotazione è consigliata, per tutte le informazioni e indicazioni su orari, visite guidate ed eventi specifici potete visitare la pagina ufficiale della Guggeheim Collection    Surrealismo e magia. La modernità incantata. 

Assieme alla mostra naturalmente potete visitare l’intera collezione veneziana e se volete leggere un altro mio articolo dedicato a questa bellissima dimora-museo ecco il link

Il libro da leggere

 “Amabili streghe. Arte e magie di Leonora Carrington e Remedios Varo” di Pina Varriale, Serena Montesarchio.  Ali Ribelli Edizioni 2021

 

 

 

  1. Liberamente tratto da “Amabili streghe. Arte e magie di Leonora Carrington e Remedios Varo” di Pina Varriale, Serena Montesarchio. Ali Ribelli Edizioni 2021[]
  2. Liberamente tratto da “Amabili streghe. Arte e magie di Leonora Carrington e Remedios Varo” di Pina Varriale, Serena Montesarchio. Ali Ribelli Edizioni 2021[]

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