Visita alla Mostra “Marcel Duchamp e la seduzione della copia”

La Collezione Peggy Guggenheim di Venezia dedica una mostra personale ad uno dei più importanti artisti del Novecento, Marcel Duchamp. Amico, consigliere e mentore della instancabile collezionista americana Peggy Guggenheim, Duchamp è considerato iniziatore dell’arte concettuale e padre ufficiale dell’arte contemporanea. “Marcel Duchamp e la seduzione della copia”, questo il titolo della mostra, curata da Paul B. Franklin, studioso ed esperto dell’artista. Le circa 60 opere esposte, che si collocano tra il 1911 e il 1968, provengono dalla Collezione Guggenheim di Venezia, ma anche da altri importanti musei Italiani e internazionali. Molte delle opere provengono dalla Collezione di Attilio Codognato a Venezia, che a partire dai primi anni ’70 iniziò a collezionare i lavori dell’artista. Punto focale della mostra è la “Scatola in valigia “, opera della quale viene presentato anche uno studio scientifico dei restauri effettuati presso la Guggenheim e nei laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. La mostra è un’occasione importante per approfondire la conoscenza di questo artista e vedere un’opera unica nel suo genere, analizzata da molte prospettive e in tutte le sue molteplici parti.

ducham la seduzione della copia

Percorso espositivo

Le diverse sezioni della mostra mettono in relazione i differenti lavori dell’artista dando un quadro generale di quello che fu il suo pensiero artistico e la sua poetica. L’allestimento riesce a valorizzare ogni singolo elemento e a moltiplicarne l’effetto di insieme. Le scatole sono esposte in teche trasparenti come in uno spazio immaginario e ogni elemento sembra far parte di un sistema che si compone e si scompone, moltiplicandosi quasi all’infinito. La mostra Marcel Duchamp e la seduzione della copia vi porterà proprio all’interno di un mondo parallelo che è quello creato da Duchamp per racchiudere il suo lavoro, ma soprattutto il suo pensiero. Potrete avere una visione d’insieme dell’operato dell’artista corredato da scritti e note personali dello stesso. Di notevole rilevanza è anche tutta la documentazione relativa al restauro della “Scatola in valigia” che, attraverso un viaggio multimediale, racconta le tecniche utilizzate e i particolari di ogni singolo elemento. Vi racconterò la visita partendo dalla “Scatola in valigia” e proseguirò poi con alcune considerazioni su Duchamp e su alcune sue opere divenute vere icone dell’arte contemporanea. Concluderò con un aspetto affascinante del suo lavoro, che dà il titolo alla mostra: la seduzione della copia.

 

duchamp e la seduzione della copia

 

“Scatola in valigia”

Protagonista della mostra Marcel Duchamp e la seduzione della copia è la famosa “Scatola in valigia”, «Boîte-en-valise» (1935-41), da o di Marcel Duchamp o Rrose Sélavy, edizione deluxe: I/XX. L’opera è composta da un contenitore con vari scomparti, inserito in una valigia in pelle, che contiene 69 riproduzioni e repliche dei suoi lavori. Un’opera originale è inserita nel coperchio. Le miniature nella scatola sono dei piccoli tesori, elementi dislocati in uno spazio reale ma anche mentale. C’è ad esempio la “Fontana” del 1917, l’orinatoio rovesciato e tra le repliche ci sono la famosa cartolina della Gioconda a cui Duchamp aggiunse i baffi e una copia del Grande Vetro, tutti pezzi straordinari che allestiscono una piccola galleria portatile. Duchamp utilizzò per le sue duplicazioni la collotipia, una particolare tecnica di stampa molto complessa che permetteva di realizzare copie pressochè uguali agli originali, e la colorazione a “pochoir” con la quale i colori venivano applicati a mano sulla stampa duplicata. Curatore del suo “progetto artistico”, Duchamp copia i suoi lavori, li risistema, fa delle ricerche, li analizza e li cataloga. La scatola in valigia è la sua biografia, il suo mondo che contiene la sua concezione dell’arte. Lui stesso disse: “Tutto quello che ho fatto di importante potrebbe stare in una piccola valigia”.

Peggy Guggenheim e Duchamp

Peggy Guggenheim conobbe Duchamp nel 1923 a Parigi e dal 1937 divennero inseparabili. Fu lui a guidarla e a consigliarla nelle scelte per la sua galleria, che aprì al Londra nel 1938. Nel 1941 quando Peggy venne a sapere che Duchamp stava ultimando la “Scatola in valigia” prenotò immediatamente il primo esemplare deluxe. In quegli anni di guerra per paura che la sua collezione venisse confiscata decise di trasferirsi a New York. Tutte le opere furono spedite e lei partì con il suo bagaglio a mano contenente la “Scatola in valigia” di Duchamp. 

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Marcel Duchamp

Chi era questo incredibile e geniale personaggio? Duchamp si formò a Parigi e iniziò ad esporre nel primo decennio del Novecento. I suoi primi lavori erano in stile postimpressionista. In maniera molto personale sperimentò il cubismo o cubofuturismo aggiungendo all’opera il movimento. Un esempio ne è il suo famoso “Nudo che scende le scale” del 1912. Dello stesso periodo il dipinto “Nudo (schizzo) / Giovane triste in treno” presente in mostra e facente parte della Collezione Guggenheim. Utilizzando gli studi cronofotografici, cari anche ai futuristi, Duchamp inserì nei suoi lavori il movimento, reso attraverso un susseguirsi di linee e volumi. Attento osservatore della sua epoca l’artista percepiva i grandi cambiamenti della società e l’importanza delle innovazioni tecniche. Sentiva che la fotografia e il cinema avrebbero portato grandi cambiamenti nell’arte così come le macchine avrebbero cambiato il sistema della produzione industriale. Secondo il suo pensiero stava finendo un’epoca, quella della pittura che si basava sul dato visivo, del pittore che utilizzava il pennello e i colori. Il Novecento, secolo di grandi rivoluzioni artistiche, scardinò convenzioni e regole consolidate. Duchamp partecipò e fu ispiratore di molti movimenti di avanguardia ma seppe andare oltre, travalicando il concetto stesso di arte. Il periodo dada e surrealista gli permisero di utilizzare strumenti ed elementi alternativi come il caso, la provocazione, l’ironia, l’ambivalenza e l’ambiguità di significato. 

Ready-made   

Per Duchamp l’artista da artigiano doveva trasformarsi in intellettuale e agire con il pensiero, perché l’occhio è sempre guidato dalla mente. Strumento essenziale era quindi la sua mente e non la sua mano. Un ragionamento rivoluzionario che sconvolse completamente il mondo dell’arte. L’esempio più eclatante è sicuramente la sua opera “Fontana”, un orinatoio capovolto, firmato R.Mutt 1917. Si tratta di uno dei suoi primi ready-made che fu presentato anonimamente alla Society of Independent Artists di cui lui stesso faceva parte. La società newyorkese dava la possibilità ad artisti con nuove idee di esporre annualmente. In questo caso però, dopo molte discussioni, l’opera fu rifiutata e gettata nei rifiuti. Un oggetto comune veniva privato della sua funzione e pensato come opera d’arte. Duchamp voleva dimostrare l’importanza dell’idea e della scelta dell’artista rispetto all’opera. La sua strategia provocatoria non si limitò a questo, ma costruì un vero e proprio apparato comunicativo. Mise in piedi un caso “mediatico”, un evento da comunicare e da discutere. L’originale andò perduto, ma grazie alle molte fotografie veicolate da Duchamp stesso, alle discussioni, al grande dibattito che si generò nel mondo dell’arte, l’opera “Fontana” diventò un’icona, un simbolo artistico dal forte significato, forse il più potente dell’arte del Novecento. 

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Il Grande Vetro

Dopo la lunga trasformazione dell’arte iniziata a fine Ottocento e culminata con le avanguardie per Duchamp era giunto il momento di creare un’arte non più al servizio dell’occhio, ma al “servizio della mente”. Questo significava liberarsi da qualsiasi influenza esterna mettendo al primo posto “l’idea di inventare”, come lui stesso affermava. L’arte diventava strumento di comprensione della vita attraverso la riflessione e la continua messa in discussione del dato visivo. Non esisteva per Duchamp, nell’arte come nella realtà, un significato assoluto, esisteva solo qualcosa di “ineffabile”. L’opera che più rappresenta questa “inafferrabilità” è sicuramente quella conosciuta come il “Grande Vetro”, 1915-1923. Si tratta di un’opera che si sviluppa in diverse dimensioni di significato. Il racconto, rappresentato sul vetro, si dispiega in uno spazio suddiviso a livelli differenti ed è in continuo divenire.

“Scatola verde”

Esistono vari piani di comprensione e di trasformazione del Grande Vetro di cui lo stesso Duchamp ne offrì le indicazioni nella sua “Scatola verde” del 1934. L’opera, presente in mostra, contiene 94 copie di note e appunti, riproduzioni di lavori e foto, tutte collegate al Grande Vetro, più uno scritto originale dell’artista. “Scatola Verde” è un’opera straordinaria, un vero e proprio trattato di studio, di ricerca e di sviluppo per la creazione e la comprensione del Grande Vetro. Il titolo di quest’ultima, “La sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche”, è già il prologo del suo significato quanto mai enigmatico.  

Duchamp scatola verde

Marcel Duchamp e la seduzione della copia

La mostra dedicata a Duchamp parla di un aspetto particolare del suo lavoro che riguarda la seduzione della copia. La copia per Duchamp è sempre il risultato di una scelta, un’idea che prende forma e che può essere più volte rigenerata anche attraverso infinite copie della stessa. Molto interessante è l’utilizzo del travestimento, della copia come strumento di svelamento. Nel momento in cui prende un oggetto comune come l’orinatoio e lo priva della sua funzione ne fa una copia che ci svela un altro valore di quell’oggetto, un’altra possibilità di significato. Mentre si traveste da Rrose Sélavy fa sempre una copia ma di se stesso, un ready-made vivente, sceglie di rivelare un’altra identità del suo io. Quando prende la Gioconda e le mette i baffi e il pizzetto, ne fa una copia irriverente e provocatoria, vuol forse mostrarci qualcosa su di lei, sul suo creatore oppure sull’arte? Duchamp ama giocare con la vita e con l’arte, ama provocare perché sa che la provocazione porta alla riflessione, osservare le sue opere stuzzica la curiosità e il pensiero spingendo a dire: che significato ha questa azione, dove mi porta?

Copia e originale

È presente in mostra anche la copia della Gioconda coi baffi, ma “rasata”, opera che trovo esilarante. Rappresenta una copia di una copia che alla fine ritorna originale. Una copia originale? Quanto è seducente questo gioco mentale? Direi molto per Duchamp che ci spinge a riflettere, a cercare relazioni inedite, ad aprirci a sistemi di riferimento diversi, alternativi. Con lui svanisce la distinzione tra originale e copia, l’importante è l’idea che sta all’interno dell’opera, che è più importante dell’opera stessa. Duchamp anticipò molte delle tematiche dell’arte contemporanea e da quel momento in poi si concluse un ciclo storico per l’arte. Ne iniziò un altro, basato su presupposti completamente diversi, filosofici e concettuali. L’opera d’arte acquistò da quel momento un valore in più, comunicativo, inglobando in sé la riflessione sul concetto stesso di arte.

duchamp L.O.O.Q

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