DDMM – Il miglio della cultura nel sestiere Dorsoduro a Venezia

Prima parte: visita alle Gallerie dell’Accademia

Dorsoduro Museum Mile. 

Il miglio della cultura nel sestiere Dorsoduro a Venezia è un percorso che coinvolge quattro importanti Istituzioni: le Gallerie dell’Accademia, la Galleria di Palazzo Cini, la Collezione Peggy Guggenheim, Punta della Dogana e Palazzo Grassi. Un itinerario estremamente variegato che permette di fare un vero e proprio viaggio nel tempo attraverso otto secoli di storia dell’arte, dal medioevo ai giorni nostri. Un’esperienza unica sia dal punto di vista formativo che emozionale.

Il racconto del miglio della cultura

Ho pensato di dividere il mio racconto in due parti: la prima parte è dedicata alla visita delle Gallerie dell’Accademia, con gli straordinari capolavori dell’arte veneta e veneziana, la seconda parte riguarda le altre Istituzioni coinvolte nel circuito: la Guggenheim Collection e le mostre presenti a Punta della Dogana e a Palazzo Grassi. Lungo il tragitto vi darò anche qualche informazione su alcuni luoghi d’interesse da non perdere sia nel sestiere Dorsoduro che nelle zone limitrofe.

Veduta dal ponte dell’Accademia

Il percorso inizia proprio dalle Gallerie dell’Accademia, ma prima di entrare per ammirare i capolavori esposti vi consiglio di salire sull’omonimo ponte per osservare una delle vedute più suggestive della città. A destra, affacciati sul Canal Grande, possiamo scorgere il Palazzo Venier dei Leoni, sede della Guggenheim Collection, la Basilica di Santa Maria della Salute ed in fondo Punta della Dogana. Sul lato sinistro, proprio accanto al ponte, si trova un bellissimo esempio di gotico veneziano, il Palazzo Cavalli Franchetti, sede oggi dellIstituto Veneto di Lettere, Scienze ed Arti, che ospita mostre temporanee e svariati eventi culturali.

Sulla sponda opposta, a destra, possiamo vedere la facciata di Palazzo Grassi e proprio di fronte CaRezzonico, sede del Museo del Settecento veneziano. Girandoci verso le Gallerie dellAccademia possiamo osservare dallalto parte del monumentale complesso architettonico che ne ospita le sale, composto da diversi edifici storici: la Chiesa di Santa Maria della Carità con il suo convento e la Scuola Grande della Carità. 

Visita alle Gallerie dell’Accademia

Ora siamo pronti per esplorare la più ricca collezione al mondo di opere d’arte veneta e veneziana, che ci svela attraverso i suoi più grandi artisti la storia culturale di un’intera comunità. La quantità di capolavori esposti è eccezionale. Le sale sono tante: 24 al primo piano, con opere che vanno dal 200 al 500 e 13 a piano terra, con opere dal ‘600 all’ ‘800. Il mio racconto parte dal primo piano, osservando i grandi maestri del “Rinascimento veneziano” per arrivare poi alle nuove sale del piano terra, dedicate al 600 e 700.  

Primo piano Gallerie dell’Accademia

Salendo lo scalone settecentesco si arriva nella prima sala, dove possiamo ammirare lo spettacolare soffitto dorato originale. Tutte le opere esposte qui sono di una raffinatezza e di un’eleganza straordinarie, la luce e l’oro di cui risplendono rendono i colori ancora più brillanti. Madonne con bambino, Incoronazioni, Storie della Passione, polittici ricchi di decorazioni, tutte composizioni preziose come gioielli. Tra i capolavori presenti: il Polittico dellAnnunciazione” di Lorenzo Veneziano ed il Trittico della Giustizia” di Jacobello del Fiore. 

 Attraversando le sale successive, il cui allestimento è quello progettato dal famoso architetto Carlo Scarpa a metà del ‘900, ci si trova immersi nella grande storia della pittura veneta. Dalle Pale d’altare di Vittore Carpaccio e Cima da Conegliano ai lavori delle botteghe dei maestri come Giovanni Bellini e Antonio Vivarini. Si iniziano ad intravedere qui i primi cambiamenti di stile e di linguaggio pittorico, dal tardo gotico alle novità espressive dell’arte rinascimentale.  

“Rinascimento veneziano”

Il “Rinascimento veneziano” si caratterizza proprio per alcune peculiarità: l’importanza della luce naturale che dà vita ai colori, la grande varietà di tonalità cromatiche, la supremazia del colore rispetto al disegno e alla prospettiva e l’inserimento di paesaggi naturali. Non perdetevi in queste sale alcuni preziosi esempi dei maestri del Rinascimento italiano e nordico come Andrea Mantegna, Cosmè Tura, Piero della Francesca ed il fiammingo Memling. 

Giorgione e la “pittura tonale”

Sala dopo sala, passando davanti allo straordinario ciclo pittorico di San Marco e alle “Quattro Visioni dell’Aldilà” di Bosch, così allucinate e fantastiche, l’emozione si intensifica fino ad arrivare ad uno dei più importanti artisti del Rinascimento veneto: Giorgione. Il pittore formatosi alla scuola di Giovanni Bellini, in pochissimi anni riuscì a superare i canoni della pittura tradizionale concentrandosi proprio sulle possibilità cromatiche date dalla luce e dai toni di colore, per creare un’atmosfera più naturale. Alla sua particolare “pittura tonale” contribuì forse anche l’incontro con Leonardo che in quegli anni si trovava nella città lagunare. 

La “Tempesta” di Giorgione

Il famosissimo dipinto “La Tempesta” ne rappresenta un esempio eclatante. Fermatevi ad osservarlo e vedrete che i colori, la luce e lo spazio sono tutti studiati per arrivare ad una composizione armoniosa e naturale di figure e sfondo. Una tecnica che rende l’insieme equilibrato e crea una sensazione di quiete. La tempesta si sta avvicinando, in lontananza il lampo ma l’atmosfera è serena, calma, tutto rimane sospeso. La pittura di Giorgione influenzò molto la formazione di altri grandi maestri come Tiziano e Sebastiano del Piombo e possiamo percepirlo da alcune loro opere presenti in questa sala.

Tiziano protagonista del rinnovamento pittorico

Il grande protagonista indiscusso del rinnovamento pittorico del ‘500 veneziano è sicuramente Tiziano. Altri importanti artisti  testimoniarono l’adesione a questo cambiamento. Alcuni, come Palma il Vecchio, collaborarono con lo stesso Tiziano, altri come Lorenzo Lotto, svilupparono un loro originale linguaggio espressivo. 

“Ritratto di giovane gentiluomo” di Lorenzo Lotto

Nella sala IX possiamo ammirare un vero capolavoro di Lorenzo Lotto: il “Ritratto di giovane gentiluomo”, eseguito dall’artista durante la sua permanenza a Venezia. Quest’opera così particolare e distante dai ritratti canonici sembra quasi anticipare le caratteristiche della “ritrattistica moderna”, con la posa del corpo naturale, l’espressione del volto introspettiva, la ricchezza e l’intensità dei molti particolari. 

Paolo Veronese 

Ci avviciniamo alle sale dedicate ad altri due importanti artisti del tempo, diametralmente opposti: Paolo Veronese e Jacopo Tintoretto. Al primo è dedicata quasi completamente la decima sala. In questo immenso salone ciò che colpisce è la monumentalità delle opere esposte ma anche la raffinatezza e perfezione delle composizioni, costruite come grandi e luminosi scenari. 

“Convito in casa Levi” di Paolo Veronese

Il capolavoro assoluto è l’enorme telero dipinto ad olio del “Convito in Casa Levi”, una tela lunga più di 13 metri ed alta quasi 6. In quest’opera, il tema sacro dell’Ultima Cena venne trasformato dall’artista in un incontro quasi festoso, una sorta di “banchetto” in un elegante palazzo signorile. Nella composizione sono presenti soggetti estranei alla classica rappresentazione sacra dell’Ultima Cena come ad esempio giullari, guardie, servitori ed animali. Proprio per questa commistione tra “sacro e profano” l’opera fu messa sotto accusa dall’Inquisizione ed il pittore fu processato. Il Veronese rischiò grosso ma si batté con tutte le forze per rivendicare la propria libertà di espressione artistica e ci riuscì, non modificò il dipinto come richiesto dal tribunale ma dovette cambiarne il titolo.

Jacopo Tintoretto

Nella sala successiva possiamo ammirare l’altro grande protagonista del manierismo veneziano: Jacopo Robusti, detto il Tintoretto. In questa sala sono presenti alcune opere straordinarie che testimoniano l’innovazione del suo linguaggio espressivo,  come i grandi teleri: “San Marco libera uno schiavo”, “Il Trafugamento del corpo di San Marco”. Le monumentali scenografie, l’inserimento di grandi masse di figure e la drammaticità del suo linguaggio pittorico rendono le sue opere delle vere e proprie quinte teatrali, capaci di attrarre l’osservatore all’interno dell’evento narrativo. 

Scuola Grande di San Rocco

La carriera pittorica di Tintoretto fu legata principalmente alle grandi commissioni pubbliche. Gli incarichi, presso le Chiese, le Confraternite ed il governo della Repubblica di Venezia, furono ottenuti con tenacia e a volte anche con qualche astuzia per poter affermarsi in un ambiente, quello lagunare, molto ricco di concorrenti. Fu proprio con un espediente che il pittore si aggiudicò la monumentale decorazione della Scuola Grande di San Rocco, il capolavoro assoluto di Tintoretto, detta la “Cappella Sistina veneta”. Se avete tempo dovete assolutamente visitarla e vi assicuro che ne rimarrete sbalorditi. 

“Pietà” – Ultima opera di Tiziano

Ma torniamo nella bellissima sala XI dove sono presenti anche opere del Pordenone e del Tiziano maturo. Di Tiziano è presente un dipinto che colpisce in maniera toccante, la sua ultima opera: “Pietà”. L’effetto della grande tela è di una tragicità incredibile. In quest’opera il pittore creò unatmosfera estremamente cupa e drammatica, piena di dolore. Le pennellate sono rapide, a tocchi, la luce è fioca e vibra sulle figure mentre tutta la composizione sembra sfaldarsi, in un’atmosfera di grande pathos. 

Basilica di Santa Maria dei Frari

Tiziano desiderò ardentemente di venir sepolto nella chiesa che amò più di tutte: la Basilica di Santa Maria dei Frari e realizzò il dipinto “Pietà” proprio per la sua sepoltura. La Basilica dei Frari si trova poco distante dalla Scuola Grande di San Rocco ed è un’altra tappa da non perdere a San Polo. Si dice che in effetti Tiziano fu sepolto proprio lì, sicuramente il suo spirito continua ad aleggiare in quel luogo, dove potrete ammirare anche altre sue opere straordinarie come “l’Assunta” e la “Pala Pesaro”.  

I Cicli pittorici narrativi  

Proseguendo verso le sale successive si attraversa il luminoso “Corridoio Palladiano”, restaurato ed aperto al pubblico da poco ma non ancora allestito, che porta alle Sale XX e XXI. Proprio qui  possiamo ammirare due grandi cicli narrativi: il primo è dedicato ai “Miracoli della Vera Croce” di Bellini ed il secondo al ciclo di “Sant’Orsola” di Carpaccio. Bellissime sono le vedute dell’epoca, con le architetture ardite, le barche, i bizzarri personaggi di ogni tipo, i vestiti coloratissimi e le acconciature ricercate, uno spaccato della vita lagunare del tempo insieme reale e fantastico.

Le ultime sale del primo piano

La grande Sala XXIII ci conduce nello spazio originario della chiesa di Santa Maria della Carità, più volte risistemato nel tempo è stato recentemente riadattato a sala espositiva e riallestito con pannelli divisori. Oggi accoglie esposizioni temporanee e alcuni importanti capolavori, tra cui solo per citarne alcuni, “Adamo ed Eva” e “La Creazione degli animali” di Tintoretto.

“Presentazione di Maria al Tempio” di Tiziano

L’ultima Sala, in origine la “Sala dell’Albergo” della Scuola Grande della Carità, è veramente suggestiva. Il “soffitto figurato” è unico nel suo genere, il più importante conservato a Venezia. Proprio sulla parete di fondo possiamo ammirare la straordinaria opera di Tiziano: la “Presentazione di Maria al Tempio”. Il grande telero, appositamente realizzato per questo luogo, presenta una Maria bambina che sale la grande scala verso il Tempio. È una piccola figura, bionda, vestita di azzurro, che procede sicura. Il suo incedere attrae l’attenzione di tutti: i passanti, i curiosi alla finestra, i sacerdoti che la stanno aspettando. 

Anch’io ne sono rimasta affascinata e voi?  

Visita al piano terra  

A questo punto del percorso ci si sente già un po’ storditi dalle tante meraviglie ma la visita non è finita, anzi ci sono ancora molte sorprese. Ci dirigiamo al piano terra dove la storia della pittura veneta prosegue con i suoi esempi magistrali: Giambattista Tiepolo, Piazzetta e Canaletto, per arrivare a Canova e Hayez. Molti i capolavori esposti, che rappresentano alcuni momenti salienti e particolari della storia della Serenissima.  

Le nuove sale – “Le Gallerie che non ti aspetti”

Arriviamo finalmente ai due nuovi grandi Saloni, riallestiti e riaperti al pubblico solo recentemente. Questi magnifici spazi sono veramente una sorpresa. Una lunga serie di opere spettacolari, alcune mai esposte ed una ricercata cura degli allestimenti, suddivisi per gruppi tematici, che ne danno ancora più risalto. Un lavoro incredibile durato anni ed un esteso restauro, che ha interessato ben “230 metri quadrati di superfici pittoriche e 300 metri di cornici ripristinate”.   

Il Seicento

Il primo nuovo salone è dedicato alla pittura seicentesca di grandi dimensioni, con opere provenienti da edifici religiosi ed accoglie tra le altre due Pale d’altare colossali. La prima, Daniele nella fossa dei leoni” è di Pietro da Cortona, pittore, decoratore e architetto attivo a Roma, pala che rivela nel suo insieme una tendenza barocca. La seconda, Deposizione di Cristo dalla Croce” è di Luca Giordano, pittore napoletano, attivo a Roma ma anche in molte altre città italiane, pala caratterizzata da una maniera più cupa, con forti chiaroscuri, tipica del “tenebrismo” caravaggesco. Si tratta di novità linguistiche del primo e secondo seicento che vennero introdotte a Venezia dai pittori “foresti”. 

Il Settecento

Siamo arrivati al ‘700 veneziano, nel secondo nuovo salone, dove possiamo ammirare le opere disposte a sezioni tematiche con alcuni esempi di pitture di paesaggi, interni e scene di genere, di artisti come Ricci, Longhi e Piazzetta. La parte più spettacolare è senza dubbio quella dedicata alla pittura storica e mitologica. Non so quante volte sono passata e ripassata davanti alla tela “Castigo dei serpenti” di Gianbattista Tiepolo. Un capolavoro assoluto, proprio “quello che non ti aspetti”, che attesta la grande originalità di questo artista. 

“Castigo dei serpenti” di Gianbattista Tiepolo

La tela, lunga più di 13 metri, fu dipinta tra il 1732 e il 1734. Dopo un lungo restauro, documentato nelle varie fasi sul sito ufficiale delle gallerie e grazie al quale l’opera ha recuperato la forza espressiva dei colori e della composizione, la tela è di nuovo esposta in tutto il suo splendore. Provate a seguire con lo sguardo il grande telero, linsieme è un racconto concitato, dove nei riquadri i corpi si dibattono con movimenti impetuosi, sembrano quasi sbalzare fuori ma il loro dimenarsi è inutile, nulla possono contro il castigo divino.

“Giuditta e Oloferne” di Giulia Lama

In questa sala è presente un’altra opera straordinaria, restaurata anch’essa recentemente, “Giuditta e Oloferne”. Il dipinto, di Giulia Lama, è un raro esempio di opera di un’artista donna, attiva a Venezia nel primo Settecento ed è di una bellezza sconcertante. Originali sono sia la composizione scenica che la resa pittorica, con effetti quasi “espressionistici”.  

I due nuovi saloni collegano cronologicamente le sale precedenti a quelle successive arricchendo ancora di più l’intera collezione. Molto importante è anche lo spazio dedicato ai paesaggi e alle atmosfere lagunari di artisti come Ricci, Guardi e naturalmente le vedute straordinarie di Canaletto, tanto amate anche all’estero.

Ultime sale – Canova e Hayez

Le ultime sale, nell’ala palladiana, furono sede dell’Accademia di Belle Arti di Venezia e tra gli illustri allievi ci furono proprio Antonio Canova e Francesco Hayez, sempre molto legati all’Istituzione. Nelle sale possiamo ammirare molti dei loro lavori in un continuo dialogo. Di Canova sono presenti importanti rilievi, steli funebri, bozzetti e calchi in gesso. Di Hayez, tra le altre, l’opera che è considerata il suo “testamento spirituale”: “La distruzione del Tempio di Gerusalemme”, donata dal pittore all’Accademia poco prima di morire.

La fine della Serenissima

Di sala in sala si percorre tutta la storia incredibile della pittura veneta e veneziana. L’arrivo di Napoleone fece finire un’epoca, quella della Serenissima, ma per assurdo diede il via alla creazione di uno dei più importanti Musei al mondo: le Gallerie dell’Accademia di Venezia. 

Le Gallerie dell’Accademia sono aperte tutti i giorni dalle 8.15 alle 19.15, il lunedì dalle 8.15 alle 14.00. La prenotazione è consigliata. Per altre informazioni potete visitare la pagina ufficiale.  

Galleria Palazzo Cini

Usciti dalle Gallerie dell’Accademia urge sicuramente una sosta. Prima però voglio indicarvi un’altro luogo d’interesse che partecipa al miglio della cultura. Proprio lungo il tragitto che porta alla Collezione Guggenheim si trova la Galleria di Palazzo Cini. Il museo è sorto per volere di uno dei più rilevanti collezionisti italiani del novecento, Vittorio Cini e accoglie una preziosa raccolta di arte antica e molti capolavori dell’arte italiana dal ‘200 al ‘700. Interessante è l’iniziativa “L’ospite a Palazzo”: capolavori provenienti da Istituzioni straniere ed italiane vengono esposti in una sorta di scambio di prestiti. L’opera ospitata attualmente è il famoso “San Giorgio e il Drago” di Paolo Uccello, proveniente da Parigi. Vi lascio il piacere di scoprire da soli questo luogo così particolare ed affascinante.  

Il museo è aperto il fine settimana, venerdì, sabato e domenica, dalle 12 alle 20 ed è consigliata la prenotazione. 

Alcuni luoghi da non perdere

Adesso siamo pronti per il meritato riposo, vi consiglio di dirigervi verso Fondamenta delle Zattere e di fermarvi in uno dei tanti locali proprio lungo il Canale della Giudecca. Da qui si può godere di un meraviglioso paesaggio e ci si può rilassare, magari gustando il famoso Gianduiotto alla gelateria da Nico. Proprio lungo le Zattere potrete inoltre visitare due importanti Chiese: Santa Maria del Rosario o Chiesa dei Gesuati, con all’interno i bellissimi affreschi del Tiepolo e Santa Maria della Visitazione.

Rientrando dalla parte di Rio San Trovaso si passa proprio davanti all’Antico Squero, uno dei più antichi cantieri veneziani, dove a tutt’oggi si riparano gondole e piccole imbarcazioni. Un luogo davvero caratteristico e suggestivo. Sempre lungo il Rio anche due Bacari da annotare: Osteria al Squero e Enoteca Schiavi. 

Esplorare Venezia è sempre un’esperienza speciale. Vagando tra calli, campi, chiese e musei si possono scoprire luoghi incantevoli ed inaspettati. Adesso è ora di lasciarci, la prima parte di questo articolo finisce qui. Il racconto però prosegue, sempre più ricco ed intenso, nella seconda parte dedicata alle altre Istituzioni del miglio della cultura: la Collezione Peggy Guggenheim e la Collezione Pinault. Ricordate che chi visita una delle collezioni usufruisce anche di uno sconto su tutte le altre, un pretesto in più per scoprire l’arte attraverso i secoli lungo il miglio della cultura.

 

La prima parte del racconto lungo il miglio della cultura nel sestiere Dorsoduro a Venezia lo potete trovare qui

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